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Mercoledí
28 Giugno 2017

Discorso d'insediamento del Sindaco Stefania Bonaldi

  CREMA – 21.05.2012

     

Buona sera a tutti i presenti e a tutti i cremaschi che dalle loro case guardano con speranza a questo luogo.

 

Vorrei rivolgere un ringraziamento non rituale a chi mi ha preceduto in questa carica, nella certezza di avere incontrato un galantuomo. Per me è stato spesso difficile condividere le sue posizioni, del resto il confronto delle idee richiede che vi siano difformità, ma il rapporto con Bruno Bruttomesso è stato cordiale e corretto, per tale ragione gli sono riconoscente e lo saluto con affetto.

 

Vi confesso che lo stato d’animo di questi giorni è stato improntato a un misto di contentezza per il risultato elettorale e di preoccupazione per la responsabilità che comporta il doversi misurare con le attese di decine di migliaia di cittadini cremaschi, che ad ogni elezione, chiunque le vinca, reclamano il diritto di essere amministrati con lo stesso impegno che la maggior parte di loro pone negli impegni familiari e professionali.

 

Per quarant’anni sono stata da quella parte della barricata, quella dei cittadini, conosco per questo la frustrazione bruciante che si prova quando le attese, passata l’euforia della campagna elettorale, puntualmente lasciano il posto alla delusione.

  

In forza di questa militanza, forse banale ma fondamentale, in questo giorno non riesco a pronunciare la parola Responsabilità senza accostarvi il gravame   delle attese di cui dicevo, ma soprattutto senza accostarvi le qualità che essa reclama. Parlo della competenza, dell’impegno quotidiano, della dedizione, del disinteresse, della voglia di imparare, dell’umiltà.

  

Solo traducendo in atti concreti queste qualità, potrò essere un sindaco per tutti e sperare di riportare alle urne i troppi cremaschi che le hanno disertate, per ragioni  che noi politici e amministratori dovremmo esplorare con maggiore serietà. Anche se non saprei se siamo le figure più adatte a farlo, essendo comune pensiero che non siamo estranei a questa grave disaffezione.

 

I fischi ai politici sul palco di Brindisi, durante la manifestazione per ricordare la povera Melissa, li ho sentiti assordanti dentro di me, come madre e come sindaco, che nel suo piccolo potrebbe fare qualcosa per riavvicinare chi vota e chi è votato, colmando un divario che se fosse riempito solo dalla protesta o dalla cosiddetta antipolitica, metterebbe un’ipoteca sul futuro dell’Italia intera.

  

Muovendomi da queste premesse, prive di ogni un trionfalismo, che sarebbe irrispettoso di una situazione sociale ed economica disperante per troppe persone, vorrei cominciare a mantenere gli impegni assunti in una campagna elettorale pacifica e rispettosa, salvo episodi minori. E’ stata una bella prova di democrazia per tutti, a cominciare da Antonio Agazzi che, pure nell’amarezza della sconfitta, a responso non ancora ufficiale ma oramai certo, è venuto a salutarmi con affetto e a complimentarsi.

E’ il ricordo più significativo della mia campagna elettorale, perché evento raro. Un’altra vittoria, stavolta della politica intera, della bella politica. Una volta tanto.    

 

Il principale degli impegni assunti è quello di creare le condizioni  per un rinnovamento della macchina amministrativa cremasca, che ne migliori l’efficienza portando anche risparmi e mutamenti di sostanza.

 

Di sostanza è certamente la riduzione del numero degli assessori, che passano da 7 a 5, con un risparmio certo per le casse comunali.

Ci darà una mano un consigliere incaricato, che non è un sesto assessore mascherato, visto che non avrà uno stipendio, ma il segno di un’intenzione inclusiva nel lavoro amministrativo, che mira a valorizzare le competenze che abbiamo a disposizione.

Un segnale di sobrietà, la contrazione del numero di assessorati, ma anche una scelta funzionale, per stabilire una corrispondenza biunivoca con i dirigenti d’area comunali, che sono 4, e se ce la fanno loro dobbiamo farcela anche noi.

 

Di sostanza sono le competenze che pretendo dai miei assessori, competenze che non devono essere intese solo come replica di quelle presenti nella dirigenza e nella struttura comunale nel suo insieme, bensì come possesso di strumenti culturali ed organizzativi capaci di mettere sotto governo, non sotto il sacco del potere, i processi e le persone che fanno capo ad un assessorato.

A tutto questo pretendo si aggiunga una sapienza particolare, quella di rispettare le donne e gli uomini con cui lavoreremo. Dirigerli sarà un privilegio, l’unico che ci dovremo concedere.

 

Ci attende un compito grave, per questo ho chiesto ad ogni assessore l’impegno di una quantità di tempo compatibile col carico di lavoro che abbiamo di fronte e col metodo collegiale che intendo promuovere all’interno della giunta. Niente solisti, si lavora e si sbaglia insieme, perché insieme ci si corregge meglio.

Di sostanza è anche il rinnovamento della compagine amministrativa, nessuno è mai stato assessore. La nostra età media è di 40anni, uno degli assessori ha meno di trent’anni.

 

Curioso, in questi giorni, leggere alcune reazioni in materia. Tutti parliamo di valorizzare i giovani, ma evidentemente in pochi ci crediamo davvero.

Mi permetto a questo proposito di ricordare che da una decina di anni, agiscono su Marte due piccoli rover terrestri. Progettarli, costruirli, portarli sul pianeta rosso è costato miliardi di dollari. Ebbene i due robot vengono manovrati dalla Terra, alla Nasa, precisamente da giovani ingegneri dell’età media di 25 anni. 

Noi possediamo giacimenti di talento, che si disperde a causa della staticità del ricambio. Voglio dare una possibilità a chi ne possiede, di talento, comincio proprio da qui. 

 

E’ sostanza il fatto che questa giunta non abbia una forte connotazione partitica. Non è un vanto e nemmeno una sorpresa, semplicemente lo avevo anticipato in campagna elettorale.

Le promesse vanno mantenute, all’antipolitica bisogna dare risposte di buona politica.

I partiti saranno pure fondamentali, ma rimangono vassalli dei cittadini e non possono sopraffare chi li vota. Il nostro è l’unico paese al mondo in cui viene sovvertito a tavolino l’esito di referendum popolari (finanziamento pubblico dei partiti, il primo referendum sul nucleare, ora si teme per quello sull’acqua pubblica).

Non è questo il ruolo dei partiti, essi sono il filo, non possono essere anche la corrente, che invece va cercata nella volontà e nella sensibilità delle persone che abitano i territori.

 

Per questo vorrei che il consiglio comunale, prima che la giunta,  diventasse fino in fondo il luogo della gente, la sede dell’elaborazione politica e della progettualità.

In questo senso il mio impegno preciso non è solo quello di rispettarne il ruolo, ma soprattutto di seguire gli indirizzi che vorrà presentarmi a favore di Crema e dei cremaschi.

La giunta è un organo esecutivo, un luogo di lavoro collegiale, dove non si farà a braccio di ferro o a chi pianta più bandierine. Film già visto e che non rivedremo finché resterò alla guida di questa amministrazione.

La giunta possiede un programma da sviluppare, possiamo solo migliorarlo, ma non rinnegarlo, perché sotto quel documento c’è la firma di un’intera coalizione. Il vincolo di coalizione è il programma, un vincolo che da parte mia non verrà mai meno.

 

Come sindaco, prendendo atto anche dei numeri del voto, mi sono preoccupata di proiettare in giunta alcune delle sensibilità della maggioranza. Non poteva esservi possibilità di ricomprenderle tutte, anche nelle loro differenze e sfumature. Sarebbe stato possibile solo violando le promesse fatte agli elettori, i nostri veri padroni.

Prima gli interessi dei cittadini, poi quelli delle culture politiche.  

 

La responsabilità di tali scelte, annunciate all’alba di questa campagna elettorale, non può che essere solo mia. Chi era presente al mercato austroungarico il 9 settembre scorso, conosce bene le mie parole, l’intenzione di ascoltare tutti e di decidere in autonomia. L’ho ribadito la sera in cui ho concluso la campagna elettorale, il 4 maggio scorso. Ho incontrato le forze politiche e civiche, ci sono stati scambi, proposte, valutazioni, ma poi ho deciso da sola e nell’esclusivo interesse dei cittadini.

A questa coerenza, pure nella consapevolezza che le scelte possono recare dispiaceri, faccio riferimento pure oggi, e se questa è da considerare una colpa, ebbene la colpa è tutta mia, ma non mi si rimproveri di avere mancato di rispetto ad alcuno.

 

Dare seguito ad un impegno non può essere una colpa, se fosse cosi dovrei rinnegare il modo in cui sono vissuta finora e ciò che negli ultimi dieci anni ho cercato di insegnare a mia figlia.

Sono cremasca fino in fondo e amo la serietà con cui la mia gente prende la vita.      

 

In campagna elettorale ho dichiarato ripetutamente che il talento è un patrimonio collettivo e la raccomandazione un crimine sociale.

Da quest'affermazione discenderà tutta la filosofia comportamentale della mia amministrazione perché significa che privilegerò il talento, che viene prima delle appartenenze ed è l'unica vera risorsa che può levarci di dosso la tristezza e il pessimismo che aleggiano su tutto il paese.

Qui a Crema proveremo a passare dalle parole ai fatti, e se un membro della giunta si macchierà di un solo atto di favoritismo, familismo o clientela revocherò le sue deleghe senza un minuto di ritardo. Non saremo l'amministrazione degli amici e dei parenti, saremo l’amministrazione dei cittadini. Sono pronta a dimettermi immediatamente se io stessa dovessi infrangere questo impegno. Non privilegeremo i “nostri” contro i “loro”, la discriminante sarà il talento. E’ anche così che si inizia a voltare pagina.

Cominciamo insieme una nuova stagione, che abbia i cittadini come protagonisti assoluti,  usiamo tutti gli strumenti possibili e sanciti dal nostro Statuto, ma usiamone anche di nuovi. Molti consiglieri qui presenti, anche non appartenenti alla maggioranza, sono sensibili a questo tema. Penso ad esempio al bilancio partecipato e al bilancio sociale, ma anche ai consiglieri incaricati per i quartieri e ad ogni modalità, più o meno formale, perché giunta e consiglio siano in contatto costante con i cittadini.

 

Incrementiamo il dialogo fra la giunta ed il consiglio comunale, tutto il consiglio comunale, non solo quella parte vicina alla giunta.

Da subito voglio rilanciare una proposta, oggetto di discussione, ma anche di convergenza da parte dei miei avversari in campagna elettorale, tre dei quali pure presenti in consiglio ora. Una proposta per avviare la gestione unitaria e condivisa del territorio e delle società partecipate.

 

Abbiamo innanzi a noi un panorama complesso, progetti di ristrutturazione societaria sui quali aleggiano incomprensioni, diffidenze incrociate, dubbi e perplessità serissimi. Prima di operare scelte irreversibili di ristrutturazione, che per me devono necessariamente coniugarsi con progetti di razionalizzazione e snellimento, dobbiamo creare le condizioni di giusta serenità e fiducia reciproca. Discutiamo alla luce del sole e saremo a metà del cammino.  Mi faccio garante di questo percorso.

Azzeriamo nei prossimi giorni tutti i consigli di amministrazione delle società a partecipazione diretta ed indiretta del territorio e ricomponiamoli sulla base di criteri condivisi, da codificare insieme negli statuti, laddove non previsti, orientandoli al rispetto delle competenze nella gestione, e pure alla salvaguardia delle minoranze.

 

Dialogo di condivisione significa che un’esperienza come quella dell’attuale CDA di SCRP, luogo assembleare di sintesi politica e strategica di tutti i sindaci del territorio,  composto da forze espressione di una sola parte politica, non dovrà più ripetersi.

E’ un principio non solo di realismo, ma ancora prima di garanzia, di rispetto e di rappresentatività.

  

Personalmente, inizio con timore, ma con serenità e così continuerò. Niente corse forsennate, ma lavoro quotidiano e costante. Gli africani dicono: “Chi vuole andare veloce va da solo. Chi vuole andare lontano va con gli altri”. A me piace andare lontano e se non mi si permetterà di farlo toglierò il disturbo.

 

Nessuna paura di andare a casa, perché comunque, lo dico tra virgolette, andrei a "casa a mia", dove mi attende la mia famiglia, che rappresenta la ragione della mia vita, il motivo per il quale sono qui.

Data: 
Lun, 21/05/2012