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Legge Regionale 3 luglio 2012, n. 11

Interventi di prevenzione, contrasto e sostegno a favore di donne vittime di violenza

 

 25 luglio 2012 

Il 26 giugno scorso il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato all'unanimità una legge di contrasto alla violenza maschile sulle donne.

Si tratta della legge regionale 3 luglio 2012, n. 11, "Interventi di prevenzione, contrasto e sostegno a favore di donne vittime di violenza".

La norma, che condanna ogni tipo di violenza fisica, sessuale psicologica ed economica, prevede l'istituzione di un tavolo permanente composto per metà dai rappresentanti delle associazioni e per metà da quelli istituzionali, con funzioni non solo consultive, ma di proposta e di elaborazione degli interventi. Si prevede anche la creazione di una rete regionale antiviolenza, di cui faranno parte i centri antiviolenza e le case di accoglienza che da anni operano sul territorio e hanno maturato una straordinaria esperienza.

La legge stabilisce, inoltre, che sia adottato un piano pluriennale che individua criteri e modalità di intervento.

Altro punto centrale, e necessità espressa anche da chi si impegna nel soccorso alle donne maltrattate, è la formazione degli operatori dei servizi che vengono in contatto con il fenomeno, che fino a oggi è stata affidata solo all'iniziativa di volontarie e volontari. La legge prevede programmi educativi, sia per fornire strumenti atti a individuare eventuali casi di violenza o maltrattamento, sia a diffondere una cultura mirata al rispetto di genere.

La Regione svolge poi un'attività di monitoraggio sul fenomeno della violenza contro le donne. L'attività di monitoraggio comprende la raccolta, l'elaborazione, l'analisi e la divulgazione di informazioni sulle caratteristiche e l'evoluzione del fenomeno, nonché sulle attività di prevenzione e contrasto della violenza e di sostegno alle vittime.

Per il 2012 è stato previsto un finanziamento di € 1.000.000,00 per effettuare le misure previste.

 Legge regionale

 

 

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Con l'entrata in vigore il 16 ottobre 2013 della Legge 119/2013, è stato introdotto nel Testo Unico Immigrazione l'art. 18 - bis, disposizione che prevede la possibilità di rilascio del permesso di soggiorno umanitario per la donna straniera vittima di violenza domestica, qualora il Questore ritenga sussistente un concreto ed attuale pericolo per la sua incolumità, come conseguenza della scelta di sottrarsi alla medesima violenza o per effetto delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio.

[...]

Il permesso di soggiorno viene rilasciato anche a seguito di segnalazione al Questore da parte dei servizi sociali.

Trattandosi di permesso di soggiorno per motivi umanitari deve ritenersi che lo stesso sia convertibile in permesso di soggiorno per lavoro come previsto dall’art. 14 D.P.R. 394/99.

Come chiarito nella circolare del ministero dell’Interno del 26 agosto 2013, ai fini del rilascio del nuovo permesso di soggiorno non è necessario che la vittima cooperi nell’attività investigativa né che il procedimento penale sia già in corso.

Conformemente alla disciplina di carattere generale sui permessi di soggiorno per motivi umanitari, anche il nuovo permesso avrà una durata annuale, rinnovabile finché perdurano le esigenze umanitarie che ne hanno giustificato il rilascio, consente l’accesso al lavoro ed è convertibile in permesso per lavoro.

La nuova disposizione, analogamente a quanto previsto dall’articolo 18 per le vittime di tratta, trova applicazione anche per i cittadini comunitari e per i loro familiari stranieri ai quali è rilasciata una carta di soggiorno.

  

Data: 
Mar, 11/02/2014