Concorso Bottesini
GIOVANNI BOTTESINI CONCORSO
Giovanni Bottesini, virtuoso del contrabbasso
Le qualità artistiche di Giovanni Bottesini, concer-tista, compositore, inse-gnante, direttore d’orche-stra, non sono certo ignote a chi di musica s’intende, a chi è imbevuto di profonda cultura musicale. Lo stesso François Fétis, critico fran-cese severo e particolar-mente avaro di lodi nei confronti degli artisti ita-liani, così lo elogiava all’in-domani della sua morte: "Il Bottesini sorpassò di gran lunga quanti furono sino a oggi concertisti di contrab-basso. Il suono paradisiaco che egli cava dal suo stru-mento, la prodigiosa sicurezza con cui supera qualunque più ardua difficoltà di meccanismo, il suo modo di cantare tutto sentimento delicatissimo, ne fanno un esecutore insigne e dimostrano in lui il talento più completo che sia possibile immaginare. In grazia della perizia con la quale sa cavare i suoni armonici in tutte le posizioni, il Bottesini può gareggiare, senza esser vinto, con i violinisti più abili. Bisogna aver udito il Bottesini suonare il contrabbasso per persuadersi che il più grande degli strumenti a corde può competere con il violino sia per l’omogeneità del suono, sia per la leggerezza, sia per la grazia anche in quel genere di musica che chiamasi brillante."
"Nessun concertista di contrabbasso," si legge nella Gazzetta Teatrale Italiana del 19 luglio 1889, "può essere pa-ragonato a lui. Dall’O-glio, Müller e Dragonetti suonavano il contrab-basso alla perfezione, conservando però allo strumento il suo timbro; sotto le mani di Botte-sini invece il contrab-basso diventava uno strumento speciale, qualche cosa fra il violino e il violoncello. Bisognava averlo udito, il Bottesini, per farsi un’idea di quella ineffabile e malinconica sonorità che riusciva a provocare un piacere così intenso, penetrante, che quasi si avvicinava al dolore. Sembrava impossibile che da quel grosso strumento si potessero cavare quelle note umane che rispondevano perfettamente all’ideale del canto più dolce, insinuante. Che dire poi della straordinaria valentia di Bottesini nelle variazioni, e della sicurezza meravigliosa del suo archetto? Il suo Carnevale di Venezia era più straordinario, nel suo genere, della fantasia dello stesso nome di Paganini."
Giovanni Paolo Bottesini nasce a Crema il 22 dicembre 1821 da una famiglia di valenti musicisti: il padre Pietro (clarinettista, violinista, direttore d’orchestra e compositore), lo zio Luigi (violinista) e i fratelli Cesare (violinista e compositore), Luigi (suonatore di tromba e compositore) e Angela (cantante lirica). In un simile ambiente familiare, manifesta già da bambino una straordinaria inclinazione per la musica, tanto da venir affidato alle cure dell’abate Carlo Cogliati, primo violino della Cappella del Duomo, direttore dell’Accademia musicale e grande plasmatore di talenti musicali, che lo porta a esibirsi in un "a solo" al Teatro di Crema a soli 7 anni. Da allora il giovanissimo Bottesini suona in orchestre (timpani e violino) a Crema, Bergamo e Brescia. È però ben presto evidente che tale insegnamento non può bastare e che occorre un più alto grado di perfezionamento.
L’occasione si presenta con un concorso per due posti al Conservatorio di Milano: uno per fagotto e uno per contrabbasso. Il quattordicenne Bottesini sceglie il secondo e lo vince ma nel settembre del 1839, ottenuto il diploma, abbandona il Conservatorio consapevole che nulla ha più da imparare dalla scuola e rinunciando al quadriennio di perfezionamento obbligatorio: gesto non di giovanile e sconsiderata baldanza, ma frutto di coraggiosa intraprendenza e di tranquilla consapevolezza del proprio valore, come dimostrano di lì a poco i consensi riscossi nella sua prima tournée concertistica a Vienna (1840).
Il felice incontro con il piemontese Luigi Arditi, violinista e compositore suo coetaneo, dà vita a un affiatato duo (qualche giornale li definirà "i gemelli prodigio") che s’impone all’attenzione dei critici più severi e determina ovunque entusiastiche accoglienze. Alle peregrinazioni in tutta Italia Bottesini affianca presto le esibizioni all’estero, sia come contrabbassista sia in qualità di direttore d’or-chestra e compositore. L’America, l’Europa, in particolare la Francia e l’Inghilterra, ma anche la remota Russia e l’Egitto sono testimoni dei suoi trionfi.
Le tappe più significative della sua frenetica e multiforme attività lo vedono a Buenos Aires nel 1846 come primo contrabbassista, l’anno successivo è già direttore d’orchestra a Cuba dove, il 31 gennaio 1848, dirige e mette in scena la sua prima opera lirica, Cristoforo Colombo, anzi Colón en Cuba, dato che il libretto era del poeta cubano Ramon De Palma Romay. Nel 1849 fa il suo debutto londinese, ponendo le basi di un successo ininterrotto, di una vera e propria conquista di un paese che gli riservò sempre calda accoglienza. "Il paese dove Bottesini", scrive la Gazzetta Teatrale Italiana nell’articolo già citato, "sollevò maggiori entusiasmi col suo prodigioso talento di contrabbassista, e che gli procurò anche maggiori soddisfazioni pecuniarie, fu indubbiamente l’Inghilterra che percorse varie volte, sempre ottenendo un successo di stupore, di ammirazione, passando poi anche in Scozia e in Irlanda, ovunque lasciando memorie indimenticabili per la sua virtuosità."
Nel 1850 è a Parigi, dove sarà nominato direttore del Théâtre des Italiens e dove tornerà a più riprese dirigendo anche, accanto a Berlioz, l’orchestra dell’Esposi-zione Universale. Quindi Napoli, Palermo, Milano, Madrid e poi ancora Parigi e Londra, e Il Cairo, dove assume dal 1871 al 1877 la direzione del Teatro Regio e dove, il 24 dicembre 1871, dirige la prima dell’Aida davanti ai dignitari di tutto il mondo là convenuti per festeggiare il taglio dell’istmo di Suez. Ma la sua vita errabonda continua instancabile portandolo anche a Pietroburgo, Vienna, Berlino, Napoli, Firenze, Roma, ovunque riscuotendo unanimi consensi e meritatissimi riconoscimenti. Segnalato da Giuseppe Verdi, nel 1888 ottiene la nomina a direttore del Conservatorio di Parma, ed è a Parma che si spegne il 7 luglio 1889.
Ma Bottesini fu anche prolifico e originale compositore, spaziando con padronanza in tutti i generi musicali. La Gazzetta Piemontese, in un articolo del 1879, così si esprimeva: "Presso ai sessant’anni, da oltre quaranta egli suona, dirige e scrive, fecondo, gentile, di gusto fine, purissimo, quasi sempre classico e pur nuovo. E la sua fantasia è fervida ancora, fertile l’ingegno e si ha ragione di attendere da lui nuovi e più grandi lavori ancora. Ha scritto un’infinità di composizioni... molte sono ancora inedite." Fra tutte ricordiamo: Getzemani (The Garden of Olivets), L’assedio di Firenze, Il diavolo della notte, Marion Delorme, Alì Babà, La regina di Napoli, Ero e Leandro, La Messa da Requiem.
Nello stesso articolo così viene descritto: "Alto, ben fatto nella persona, il Bottesini non ha però neppur l’ombra di quell’alterigia e quella fierezza che parrebbero dovergli suggerire il suo ingegno, la sua posizione, gli onori e le decorazioni avute o le grandi distinzioni di ogni genere ottenute da principi e da regnanti, dai pubblici di ormai tutto il mondo. Nel suo sguardo bonario, nei suoi occhi piccoli ma vivaci e mobilissimi, nel suo comportamento modesto, nel suo discorso, nei suoi modi affabili, cortesi, nulla di artefatto, nulla di presuntuoso e di affettato, nulla che lasci trasparire pur solo in ombra ch’ei si senta grande o conosca i propri meriti. Eppure egli è grande davvero."
Stesso atteggiamento aveva anche nel suo lavoro di direttore d’orchestra. Non assumeva pose, mirava all’essenziale. I gesti di stizza durante le prove erano contenuti. Nei casi peggiori sbatteva a terra il cappello, accompagnando il gesto con qualche colorita espressione in dialetto cremasco. Sfogava la sua irritazione sul pianoforte dove, scrive Giuseppe Depanis, " suonava, cantava, parlava, urlava, imitava il languore della tromba, il sospirare dell’oboe, il trillare del flauto, il rullare dei timpani, il colpo secco dei piatti... finché esausto, smetteva improvvisamente, si ravviava sulla fronte una ciocca ribelle, si volgeva agli uditori e li interpellava in silenzio, figgendo loro addosso gli occhietti scrutatori per penetrarne l’intimo pensiero".
Grande musicista e grande uomo, ma non senza difetti; anche se questi erano soprattutto "eccessi" – di generosità, di zelo, di affetto, di ingenuità – dei quali era, se non l’unica, almeno la prima vittima. Pessimo amministratore di se stesso e delle proprie sostanze, condusse una vita errabonda, caratterizzata da attività frenetica e ritmi impossibili, che diede fondo parimenti alle sue sostanze e alle sue energie. Sono incalcolabili i guadagni, ma le spese furono più alte! Nonostante la fraterna insistenza di Gioacchino Rossini, Bottesini riuscì solo ad applicare la prima parte del consiglio ricevuto: guadagnò molto, ma risparmiò ben poco, compreso se stesso. Non sapeva resistere ai piaceri della buona tavola né al fascino delle belle donne. Generoso con tutti, non di rado s’indebitò per aiutare amici, ma non mancarono eccentricità da miliardario come quando impiantò un serraglio di belve al Cairo! Le conseguenze dei continui sforzi richiesti a un fisico non proprio erculeo non tardarono a farsi sentire: la malattia, manifestatasi ai primordi della sua folgorante carriera, lo condusse immaturamente alla tomba.
Concorso Bottesini
(http://www.associazionemusicalebottesini.it/)
Data da destinarsi per la sesta edizione del concorso Bottesini
È allo strumentista, compositore e direttore d’orchestra cremasco Giovanni Bottesini – il quale nell’Ottocento, con le sue geniali soluzioni tecniche, seppe far assurgere uno strumento “di spalla” come il contrabbasso alla dignità di interprete solista – che si intitola il Concorso internazionale per contrabbassisti “Giovanni Bottesini”: una manifestazione musicale praticamente unica nel suo genere e, come dimostrato dalle sue diverse edizioni, seguita e apprezzata a livello mondiale. Ogni tre anni esso riunisce a Crema giovani ma già esperti esecutori delle più diverse nazionalità, desiderosi di sottoporsi al vaglio della giuria internazionale di virtuosi presieduta dal maestro Franco Petracchi. Il severo programma da predisporre e le rigorose prove selettive culminano nel concerto finale che, con la proclamazione dei vincitori e l’assegnazione dei premi, costituisce una vera e propria consacrazione ufficiale per gli addetti ai lavori.
Accanto alle audizioni ufficiali (aperte al pubblico a partire dalla seconda prova), il concorso prevede generalmente anche delle manifestazioni collaterali dedicate a Giovanni Bottesini o allo strumento che lo rese celebre: concerti sinfonici e cameristici, pubblicazioni di musica inedita, esposizioni di strumenti antichi e moderni.
CONCORSO INTERNAZIONALE
PER CONTRABBASSISTI "GIOVANNI BOTTESINI"
I VINCITORI
I EDIZIONE: 23-28 ottobre 1989
primo premio: Renat Ibragimou (URSS)
secondo premio: Giuseppe Ettorre (Italia)
terzo premio ex aequo: Ovidius Vladimir Badila (Romania)
terzo premio ex aequo: Andreas Wylezol (Germania Orientale)
II EDIZIONE: 03-10 ottobre 1992
primo premio: Cristophe Dinaut (Francia)
secondo premio: non assegnato
terzo premio: Jean-Edmound Bacquet (Francia)
menzione speciale: Boguslaw Furtok (Polonia)
menzione speciale: Kalina Bogomilova Gaudeva (Bulgaria)
III EDIZIONE: 25 aprile - 2 maggio 1996
primo premio: non assegnato
secondo premio: Zsolt Fejervari (Ungheria)
terzo premio: Dariusz Mizera (Danimarca)
IV EDIZIONE: 1-9 ottobre 1999
primo premio: Francesco Siragusa (Italia)
secondo premio ex aequo: Riccardo Donati (Italia)
secondo premio ex aequo: Alessandro Serra (Italia)
V EDIZIONE: 30 agosto - 6 settembre 2003
primo premio: Maria Chirokoliyska (Bulgaria)
secondo premio: Ulla Margareta Ryman (Svezia)
terzo premio: Gabriele Carpani (Italia)
premio speciale: Pavel Stepine (Russia)
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