In un gruppo numeroso deve parlare uno alla volta, con precedenza di chi non è ancora intervenuto; ciascuno può prendere la parola e andare fino in fondo, ma la deve chiedere, ed esercitarla solo quando gli è data, e usarla, quando l’ha, moderatamente in numero e tempi di intervento per permettere il massimo della partecipazione. Nessuno deve togliere la parola a chicchessia né esprimere affettivamente un accordo o un disaccordo, per evitare reazioni emozionali del gruppo, pregiudizievoli all’uguaglianza delle parole e alla serenità di una riflessione intellettuale fine a se stessa: esercitare la democrazia della parola.

E’prevista la presenza di un moderatore che avvii la discussione, eserciti un ruolo maieutico all’interno della comunità di ricerca e nello stesso tempo, lavori affinché i partecipanti non si limitino alla mera conversazione: il caffè filosofico esige infatti l’attivazione di una interazione dialogica profonda, impostata sulla base di specifiche esigenze argomentative e sostenuta dalla disponibilità all’ascolto produttivo.