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LE DUE ALI Dissacrante Dissacrante. Blasfema. La filosofia così è nata e così è: una mina vagante, una… dinamite. Una sfida pericolosissima. Tanto più pericolosa se osa tornare nella “piazza” dove, 2500 anni fa, ha cominciato a scandalizzare. Crema, nei giorni scorsi, l’ha provato sulla sua pelle. La filosofia desta scandalo e non può non farlo. Desta scandalo perché non è soggetta a nessun “Signore”, perché non è sottoposta a nessun “comando” se non a quello di mettere in discussione tutto. Proprio tutto. Perfino i comandamenti “divini”. Perfino i templi eretti dalla stessa filosofia. Il “peccato originale” È “lei” il peccato originale grazie al quale l’uomo è diventato “uomo” auto-condannandosi a esplorare da solo l’Ignoto: anche il territorio proibito della scienza del Bene e del Male. Da solo: senza un Padre, senza una Guida, senza un’Alleanza. Ne è valsa la pena? L’uomo ha assaporato fino in fondo la mela (o il “funghetto”?), ma non è diventato come “dio”: non ha dipanato il Grande Enigma, non ha appreso la scienza del Bene e del Male, non ha appreso alcuna Scienza. Quello che ha scoperto è solo… la morte di tutti gli dèi. Ne è valsa la pena? È davvero un animale strano, l’uomo: non si accontenta di vivere, ma… prova “stupore”. Da qui una miriade di “domande”. L’uomo è come un bambino: una ridda di… “perché”. Ma l’uomo non ha un Padre e una Madre capaci di soddisfare la sua curiosità. Grida la sua disperazione, ma quello che ascolta è solo il… Silenzio. Da qui i miti, le religioni: una risposta al bisogno di un “Padre”, al bisogno di “Senso” di fronte al dolore, al bisogno di “Speranza”. Come il bambino ha bisogno di tutto: anche di norme che abbiano una forza vincolante e che diano una identità a un popolo. Ecco l’Alleanza del popolo ebraico con Dio: un Dio Potente, un Dio capace di “liberare gli schiavi”, un Dio in grado di fare miracoli ben più sorprendenti di quelli degli altri dèi. Tutti gli dèi sono… umani Tutti gli dèi sono “umani”, anche quelli meno “antropomorfi”, anche il Dio “geloso” della Bibbia. Dio non parla, non ha mai parlato: è l’uomo che lo fa parlare, che gli attribuisce la gelosia, la collera, la vendetta, il rapporto di Alleanza... Non vi è alcuna religione divina. Una religione “divina” è una contraddizione in terminis. L’uomo non può uscire dall’orizzonte umano: la “Parola” che ascolta è la sua parola, sua la convinzione di parlare con Dio, sua la credenza di essere ispirato da Dio. Tutto è storico L’uomo non può uscire dall’orizzonte umano come non può uscire dall’orizzonte storico. Tutto è storico: il Dio degli Ebrei come il Dio dei musulmani. Storico è il linguaggio di tutti i Testi sacri. Il “compromesso” di Galileo non regge: non vi è alcuna possibilità di distinguere ciò che è “storico” da ciò che è “rivelato”. Storica, naturalmente, è anche l’interpretazione dei Testi sacri (anche le interpretazioni suggestive di un teologo del calibro di mons. Sequeri!). Tutto è storico: il linguaggio, le categorie culturali, le vette poetiche della Bibbia, anche ciò che appare più “singolare”. Più si studia la “Parola di Dio”, più si scopre “la parola di un popolo” alle prese con i mille problemi del proprio tempo. Il mito del “popolo eletto” con le sue tentazioni… Storici gli dèi e storico è il Dio unico. Già: il monoteismo delle grandi religioni che hanno segnato la storia di una parte significativa dell’umanità. Il monoteismo portatore di uno straordinario patrimonio di valori, ma anche foriero di tentazioni pericolosissime: il mito del “popolo eletto”, l’intolleranza, il fanatismo, le guerre sante, l’Inquisizione… Una pagina di storia, questa – è vero - circoscritta ad alcuni secoli per cui Giovanni Paolo II ha chiesto insistentemente “perdono”, ma anche questa è storia. Una variante “impazzita” del monoteismo: “credenti” che hanno massacrato non solo “infedeli”, ma anche “credenti” nello stesso Dio! Un’interpretazione aberrante del “Dio geloso” che non ammette “altri dèi”. Un’interpretazione aberrante che, purtroppo, permane ancora in un’altra grande religione monoteista. Un Cristianesimo senza dogmi, senza riti… Tutto è storico. Storica è anche l’attuale stagione culturale in cui lo stesso Cristianesimo, sotto i colpi inferti, in primis, dal “libero esame”, si sta svuotando dei suoi dogmi, dei suoi riti e sta diventando sempre più un’Etica: una sorta di religione senza… Dio, o meglio, una religione senza le sovrastrutture religiose costruite dall’uomo. Una religione… illuminista, kantiana. Le grandi religioni laiche Una religione destinata al tramonto (vedi il confronto Giorello-Severino) sotto i colpi della scienza e delle sue applicazioni tecnologiche? Perché mai? Non è affatto scontato che la “foglia secca” (l’immagine di Severino) prima o poi si stacchi. L’“oltre-uomo”, annunciato da oltre un secolo da Nietzsche, è ancora al di là da venire. Certo, le religioni assumono forme sempre diverse (appunto, storiche). La storia dell’Ottocento e del Novecento (per parlare di tempi a noi più vicini) è la storia delle grandi “religioni laiche” che hanno posto sull’Altare, di volta in volta, i miti della Scienza, della Storia, dell’Utopia socialista. Grandi religioni laiche che hanno ispirato grandi tragedie. Il Verbo severiniano: la “religione” più blasfema. Le religioni non sono morte. Continuano a sopravvivere con le varianti più diverse: chi crede in un Dio-Persona e chi un Dio impersonale di derivazione orientale; chi crede in un Dio dell’Amore e chi in un Dio della Vendetta; chi crede in un Dio della libertà e chi in un Dio “totalizzante”; chi, poi, crede, nel Dio della Scienza e della Tecnica con tutte le sue “liturgie” (vedi l’intervento di Maurizio Ferraris). Si continua a “credere” anche in ciò che è più irrazionale (vedi il confronto Plebe-Torno). L’uomo ha bisogno di dèi. Anche nell’era della “morte di Dio” gli dèi non muoiono. Anche nell’epoca dei “maestri del sospetto” le foglie secche resistono a lungo. E accanto alle foglie secche spuntano quelle “verdi”: lo stesso Pensiero di Emanuele Severino. Un Pensiero possente. Una cattedrale sublime. Un Tempio in cui si celebra la morte di tutti i templi e, nello stesso tempo, si annuncia il trionfo di Dio: l’uomo non è una fragile “creatura” di fronte al “Creatore”, il mondo non è balia di un Potente Signore, le cose non sono precarie, ma tutto è divino, tutto è eterno, ogni istante è da sempre e per sempre. Una religione esaltante che spazza via la stessa distinzione tra il “sacro” e il “profano”, tra il “divino” e l’“umano”, tra l’“Eterno” e il “tempo”. Una religione confortante che dà una risposta alle angosce umane di tutti i tempi. Una religione che, nello stesso tempo, spazza via i miti degli stessi laici: gli stessi valori “sacri” della “libertà”, della “responsabilità”, dell’homo faber fortunae suae: noi non siamo gli autori del nostro destino perché tutto è destinato, tutto è da sempre. Una religione blasfema: la più blasfema – forse – che sia mai stata “annunciata”. La “religione” severiniana e l’hýbris Un Pensiero imponente, quello di Severino: rigoroso, forte, roccioso. Un Pensiero più “geometrico”, più “logico” della stessa “Etica” di Spinoza, della stessa “Enciclopedia delle scienze filosofiche” di Hegel. Severino è un gigante, ma… ahimé, un gigante catturato dalle sirene del… serpente: sarete come dèi! Sì, il grande guru della religione filosofica ha osato esplorare l’Inesplorabile, penetrare il Mistero, dipanare l’Enigma: ha osato mettersi “dal punto di vista di Dio”, “dal punto di vista dell’Eterno”, “dal punto di vista dell’Infinito”; ha osato cioè sfidare l’Ignoto. Un peccato che ha un nome: l’hýbris, la stessa hýbris che ha tentato i grandi “metafisici” del passato (da Spinoza a Hegel). L’uomo è un mortale e la metafisica è al di là dell’orizzonte dei mortali (anche se si è di fronte a una metafisica che demolisce tutte le metafisiche precedenti). “Fede” e “ragione” e l’hýbris La filosofia è nata come una messa in discussione di tutto, compresi i miti, le religioni, ma si è trasformata anch’essa in una “religione”, in un “mito” creando nuovi dèi (le metafisiche, appunto). Sotto questo profilo, allora, “ragione” e “fede” hanno un grande peccato in comune: l’hýbris: la pretesa di oltre-passare i limiti dell’umano e di… parlare con Dio, di… parlare di Dio, di parlare del Tutto, di parlare del senso della storia. Dio (il punto di vista di Dio, il punto di vista della Storia…), se c’è, è l’Ineffabile, l’Assolutamente Altro, l’Assolutamente Trascendente, infinitamente più “sfuggente” dell’io (vedi l’intervento di Boncinelli). Dio, se c’è, è l’Inaccessibile. Il Silenzio. L’uomo è un “mortale” e, in quanto tale, non ha alcuna possibilità di accedere al Divino (all’Assoluto, alla Verità), non ha e non potrà avere alcuna chiave con la quale penetrare il Grande Enigma, non ha e non potrà avere il privilegio di una “Rivelazione”. La necessità del “politeismo” Ecco il grande compito della “ragione”: ricordare all’uomo le sue colonne d’Ercole, colonne che né l’ala della “fede” né l’ala della “ragione potranno mai oltre-passare. Tutti gli dèi sono morti: è questa l’unica “verità” che l’uomo deve riscoprire. Riscoprire che tutte le “cattedrali” sono costruzioni “umane”, “storiche”, “relative”. Riscoprire – in un’epoca in cui è la stessa scienza ad avere la consapevolezza della sua “fallibilità” – che l’unica sapienza umana possibile è quella (di socratica memoria) di sapere di essere avvolti dal Mistero. Questo non significa rinunciare alla ricerca (Socrate è diventato il simbolo della “ricerca”), ma prendere coscienza che ogni ricerca è “umana” (talvolta… troppo umana). Prendere coscienza, in altre parole, della necessità del “politeismo”, della necessità del “relativismo”. È questo – e solo questo – il “destino” dell’uomo. Il destino del bambino che continua a provare “stupore”. Che continua a porsi interrogativi. Interrogativi a cui “Nessuno” risponde. Crema, 29 maggio 2006 Piero Carelli
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