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Ipotesi di ristesura del I Comandamento
La splendida manifestazione si è da poco conclusa e, dopo i doverosi complimenti al Presidente ed a tutti quanti impegnati nella riuscita dell evento, qualche riflessione. Se una piccola pecca devo trovarla il rapporto è stato abbastanza unilaterale, da bravi ascoltatori disciplinati per noi giù. D’altra parte comprendo, i tempi dei lavori in un calendario così serrato lo imponevano. La prima riflessione: non solo non dibattito con il pubblico, ma anche fra gli stessi relatori, buone maniere, nessun attrito. In fin dei conti scarsa dissonanza di pensiero. La seconda: ciò perché un secondo tema è emerso, quello di un mondo già sostanzialmente laico. A questo punto, dopo essermi trovato avanti ad una virata più stretta del previsto, un dubbio, quello di uno che spesso viene scambiato per un ateo: c’è spazio per un tentativo di riaffermazione di questa profonda esigenza vitale, di quello che considero un atto di intelligenza nell’esperienza umana, la religiosità, intesa ovviamente nel senso più ampio che semplice adesione ad un determinato credo? Quando parlo di atto creativo dell’intelligenza non intendo un’umanità che inventa la religiosità, ma un affermazione istintiva dell’irrazionalità del “la realtà è ciò che tocco con mano”. Che poi si vada avanti su spiegazioni provvisorie ed in un atteggiamento di deteriore sottomissione è altro discorso. Ovvio, la meta si raggiunge per tappe, ogni tappa vari millenni, come ogni processo evolutivo. Accennato così appena ciò che intendo per religiosità ripartiamo dai comandamenti ed in fine stringiamo sul primo. I comandamenti sono dei messaggi, non ordini ma indicatori forti. Certamente, lo diamo per scontato se siamo in un’ottica cattolico cristiana, i dieci comandamenti sono di origine diretta divina, o almeno in via provvisoria assumiamo così. Ma dalla loro dettatura, anzi incisura su tavole di pietra, sono passati, datazione dell’esodo accertabile e storica, oltre tremila anni. E se fossero stati scritti adesso gli stessi precetti? A questa domanda nei lavori sono in pratica subentrate glissando altre domande. In altri termini è dalla religiosità che la specie umana si sta allontanando o da una religiosità non adeguatamente rinnovata? L’evoluzione di un rapporto non è l’antitesi di una fede, perché riguarda la lingua parlata in tale dialogo e non l’essenza. Altrimenti perché le leggi di Noè, molto più antiche, erano sette e parlavano, comandavano e vietavano, ben altro? Per chi non le conosce fanno parte dell’antica tradizione ebraica e tramandate verbalmente hanno preso forma scritta nel corpo degli insegnamenti rabbinici tardivamente. Se alla religiosità si da spazio per entrare quindi nell’etica e nella giuridica cosa rispettivamente si trovava e cosa si dovrebbe trovare di essenziale allora, ora e dopo? Ricordiamo sempre, stiamo parlando di percorso interpretativo umano, di un rapporto e non di una realtà ultima. In questo “rapporto con il messaggio” come può l’individuo nuovo commisurare se stesso rispetto al Verbo? Perché il Verbo era considerato liberamente evolutivo secondo le mutate esigenze sociali prima di Mosè ma non più dopo? Datiamo un ipotetico Noè storico: il periodo dovrebbe essere quello dell’ultima deglaciazione, quindi minimo settemila anni fa, quando fra cambiamenti climatici e smottamenti fangosi i diluvi imperversavano. Bene due periodi di tre – quattromila anni prima e dopo Mosè, come dire ci saremmo per una nuova revisione, nuove leggi. Si, perché se ci rifacciamo alle su dette tavole di Noè a qualcuno interessa più il divieto di nutrirsi di animali smembrati vivi o accoppiarsi con gli stessi che erano ai primi posti fra i comandamenti? E che dire sul divieto di incesto? In tema di sessualità l’attuale decalogo sostituisce il divieto di incesto con un più evoluto richiamo alla fedeltà coniugale. Perché? Perché la società in quei tre – quattromila anni si era evoluta, cioè era migliorata. Le aberrazioni esistono sempre, ma evidentemente all’epoca erano fenomeno talmente di massa da meritare una legislazione ad hoc! Quindi opportunamente le tavole di Mosè omettono questi aspetti, aumentano di numero, si dedicano ad altro, a temi più evoluti del vissuto e del rapporto con l’Essere. Tuttavia anche nelle tavole di Noè compare una specie di primo comandamento, ma solo al sesto posto, se non sbaglio, non le ho sottocchio. Come dire allora c’era altro da pensare. E adesso? Penso vi siano diversi possibili risposte alla mia visione evoluzionistica del rapporto con il trascendente e dell’etica, che sia di natura umana o di dettatura divina indifferentemente. A) Si tratta di un’allegoria. Solo gli americani sono stati così ingenui da rispondere per la maggioranza in un sondaggio che il vecchio testamento va preso alla lettera. Quindi non perderci e non ci far perdere tempo. Sbagliato, queste regole anche in presenza di un calo di adesione religiosa improntano nei fatti le nostre vite. Inoltre un atteggiamento di sufficienza viene a minare alla base il senso della religiosità e la sua funzione terrena. B) Sono di origine divina e la società non può essere che perfettissima se vi si confà. La seconda metà dell’asserzione è errata, la civiltà avanza nel tempo e porta sempre più vicino alla meta l’uomo, dimostrazione dal confronto appunto fra la prima stesura (Noè) e la seconda (Mosè). Quindi anche da Mosè ad oggi ha fatto enormi passi avanti. Ma c’è davvero poi bisogno di una terza stesura dei comandamenti, non bastano i nostri civile e penale di codici? Bene, se ne abbiamo voluto parlare un’ipotesi di ristesura va fatta. Le “Leggi” si rifanno ad una cultura della sottomissione propria di una società patriarcale ora superata: siamo nell’era della compartecipazione, o almeno ci proviamo. Le tematiche inoltre sono cambiate. E’ la nostra vita a partire dalla famiglia che è cambiata: un padre non parla più così ai figli! Un capo non comanda più così in fabbrica! Epoca della compartecipazione vuol dire che siamo tutti soggetti attivi. Per questa presa di coscienza non c’è tuttavia bisogno di una riaffermazione o di un ripudio della Divinità: si può semplicemente considerare modificato il tramite, il ruolo dell uomo nella sua centralità, anche rispetto alla religione. E allora se le tavole ricomparissero, non so, anziché su tavole di pietra un mattino a tutto campo sulla prima pagina di un quotidiano o sugli schermi TV di tutti i canali, come le immagineremmo? Dieci o dodici o tredici? Non so, al quinto o sesto posto un avvertimento contro i comportamenti peccaminosi verso l’ambiente ce lo mettiamo? E fra i primi un riproducetevi, ma con responsabilità? Il primo lasciamolo pure al posto suo di condicio sine qua non, ma immaginiamolo, ognuno a modo suo, al passo coi tempi. La formula esatta? Ognuno per se. Esporre la mia sarebbe solo l’introduzione ad una visione personale, ma è proprio nel personale che può essere la chiave di un cammino nuovo.
Adriano Tango
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