Sezione Egizia

Il nucleo principale della Sezione Egizia, inaugurata nell’aprile del 2019, è costituito dai reperti della Collezione di Carla Maria Burri (1935-2009), donati al Museo per volontà testamentaria dell’illustre Cremasca. All’inizio del 2020, la Sezione è stata ulteriormente incrementa grazie al lascito di antichità dei coniugi Camillo Lucchi e Carla Campari, legati a Carla Burri da profonda amicizia. Attualmente le collezioni egizie del Museo contano più di duecento reperti, la maggior parte dei quali esposti al pubblico. Il percorso si apre con l’esposizione di manufatti litici che coprono un vasto arco cronologico dal Paleolitico inferiore al Neolitico. A seguire, il pezzo più antico di Età faraonica, ovvero una piastrella in faïence che faceva parte della decorazione della “Piramide a gradoni” del re Djoser. Al Primo Periodo Intermedio e agli inizi del Medio Regno risalgono invece una tavola d’offerta in terracotta e due statuette lignee originariamente inserite in modelli di vita quotidiana. Si apre quindi una sezione dedicata più propriamente al corredo funerario che prevede l’esposizione di alcune delle tipologie maggiormente rappresentative dei suoi costituenti. Tra questi gli ushabti, e numerose maschere di sarcofagi lignei originariamente applicate agli stessi per ottenere un aspetto antropomorfo. A questa categoria di reperti si aggiungono anche due frammenti di cartonnage, caratterizzati da vivace policromia e risalenti all’Epoca tolemaica o romana, riconducibili rispettivamente alla parte terminale del retro di una maschera funeraria e a una copertura per piedi di mummia. Come molte altre collezioni, anche quella di Crema presenta un numero cospicuo di amuleti e di bronzetti, realizzati prevalentemente in tarda età faraonica. 


Tuttavia, il maggior numero di reperti della collezione – non tutti esposti perché alcuni ridotti a frammenti – è riconducibile invece alla produzione coroplastica egiziana di Età greco-romana. Oltre alle principali divinità oggetto di culto durante questo lungo periodo, si annoverano figurine virili e mulièbri appartenenti a tipologie diverse, così come statuine zoomorfe. All’Epoca romana, ma anche a periodi più recenti, rimandano invece numerose lucerne della collezione, alcune delle quali particolarmente ben conservate appartenenti al tipo “a rana”. Alla produzione fittile, ma di Epoca copta, risalgono invece due “ampolle di San Mena”, piccole borracce destinate ai pellegrini che si recavano, a partire dal IV sec. d.C., nel luogo sacro dedicato al primo martire cristiano d’Egitto. Nella collezione sono presenti anche diciannove recipienti in vetro che coprono un arco temporale molto ampio che va dalla prima Epoca imperiale romana alla prima Epoca islamica. Particolare rilievo nel percorso espositivo, per via della loro importanza, è stato dato ai reperti lapidei della collezione, tra i quali una scultura in calcare che riproduce il volto di un sovrano di Epoca tolemaica, una testa leonina anch’essa in calcare, un frammento di vaso con iscrizione geroglifica in calcite alabastrina, e una stele funeraria policroma a nicchia che accoglie la rappresentazione di un giovane uomo assiso, ricollegabile a una produzione tipica del III-IV secolo d.C. Chiudono il percorso espositivo alcuni materiali di Epoca islamica, tra i quali spiccano un papiro iscritto e un frammento di tessuto, in cotone con ricamo in lana, risalente al Periodo Mamelucco.